LA SFIDA
SCONFIGGERE L’OBESITA’
Si crede spesso che l’obesità possa essere corretta con cambiamenti nello stile di vita, come una dieta miglioree più esercizio fisico. Ma non è così semplice. La scienza continua a dimostrare che l’obesità è una complessa interazione di diversi fattori:
BIOLOGICO
È ampiamente documentato come il cervello controlli il comportamento alimentare e l’appetito
PSICOLOGICO
Lo stress e il disagio psicologico possono avere un impatto significativo sull’appetito
FARMACOLOGICO
È noto che diversi farmaci favoriscono l’aumento di peso a lungo termine
GENETICO
Circa il 40-70% del nostro peso dipende dal nostro patrimonio genetico
SOCIALE
Le disuguaglianze sanitarie, sociali ed economiche contribuiscono tutte ai livelli di obesità
AMBIENTALE
Le cattive abitudini alimentari e lo stile di vita sedentario sono fattori ambientali chiave
Una porta d’accesso a gravi rischi per la salute
L’obesità può iniziare a svilupparsi a qualsiasi età e può portare a oltre 230 complicazioni, tra cui diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, demenza e diversi tipi di cancro, come quelli al colon, al retto, al seno, all’endometrio, al fegato e a reni.

L’IMC non serve
L’obesità viene comunemente diagnosticata, quantificata e valutata utilizzando l’indice di massa corporea (IMC) antropometrico. L’IMC può essere utile a livello di popolazione, ma non è sufficiente a cogliere le differenze di salute metabolica da persona a persona. Per comprendere meglio l’insorgenza e la progressione dell’obesità e diagnosticarla precocemente, abbiamo bisogno di un processo di valutazione più olistico che tenga conto anche di composizione corporea, biomarcatori fisici e biomarcatori fisiologici.
Nonostante il nostro attuale livello di conoscenza e comprensione dell’obesità e delle sue numerose complicazioni, c’è ancora molto da imparare e molti percorsi di cura si basano ancora sull’IMC.
L’approccio sistemico-integrato
Affrontare l’obesità è una sfida complessa che va ben oltre la semplice riduzione del peso corporeo. Non si tratta solo di mangiare meno o muoversi di più, ma di comprendere come interagiscono metabolismo, ormoni, abitudini, emozioni e ambiente.Dal punto di vista fisiologico, dimagrire richiede la creazione di un deficit calorico, che può essere ottenuto attraverso diversi strumenti: un percorso nutrizionale personalizzato, il cambiamento dello stile di vita, il supporto psicologico e, in alcuni casi, terapie farmacologiche specifiche o interventi chirurgici.
La ricerca scientifica e le principali linee guida, come gliStandard Italiani per la Cura dell’Obesità della Società Italiana dell’Obesitàe leraccomandazioni internazionali dell’American Heart Association, indicano però che il vero obiettivo non è solo perdere peso, ma riuscire a mantenerlo nel tempo. È qui che l’approccio sistemico-integrato fa la differenza: ipercorsi seguiti in modo continuativo da un team multidisciplinare di professionisti permettono risultati più stabili e sostenibili, perché tengono conto dei meccanismi biologici che spingono il corpo a recuperare il peso perso.
Anche le terapie farmacologiche più recenti, come quelle che agiscono sui recettori GLP-1 e GIP, possono essere un valido supporto, ma funzionano solo se inserite all’interno di un programma strutturato e supervisionato, insieme a un’alimentazione equilibrata e a uno stile di vita adeguato.Non esistono scorciatoie né soluzioni valide per tutti: in alcune situazioni può essere sufficiente lavorare su dieta e comportamenti, in altre può essere utile integrare più strumenti. Per questo nessuno può promettere risultati certi, ma solo accompagnare le persone in un percorso consapevole, personalizzato e basato sulle evidenze scientifiche, con l’obiettivo di costruire nel tempo un equilibrio reale tra corpo e mente.
